Quando è entrato in studio era molto agitato.
Diceva che la separazione era stata difficile, ma che con il tempo le cose si erano sistemate. I figli vivevano con la madre, lui li vedeva nei giorni stabiliti, senza problemi.
Poi, all’improvviso, il figlio maggiore aveva smesso di volerlo incontrare.
“All’inizio pensavo fosse una fase”, mi ha detto.
Poi sono passati mesi, e ogni tentativo di contatto finiva con un rifiuto.
Nel diritto di Famiglia la volontà dei figli, soprattutto se adolescenti, non può essere ignorata.
Ma non significa che possano decidere tutto da soli. Il giudice deve valutare l’età, la maturità, il rapporto con entrambi i genitori e le ragioni del rifiuto.
Spesso dietro a queste situazioni non c’è un solo motivo.
Ci sono conflitti non risolti tra i genitori, incomprensioni, a volte influenze inconsapevoli che con il tempo diventano convinzioni.
Nel caso concreto è stato necessario chiedere una modifica delle condizioni di separazione e l’intervento dei servizi sociali, per capire se il rifiuto fosse spontaneo o il risultato di una tensione familiare mai davvero superata.
Le separazioni non finiscono con la sentenza.
Continuano negli anni, e cambiano insieme ai figli.
Il diritto può stabilire regole, ma i rapporti affettivi hanno bisogno di equilibrio, non solo di provvedimenti.
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