Non c’erano grandi conflitti. Solo tante piccole decisioni prese in autonomia.
Scuola, attività, visite mediche. Tutto veniva deciso da un genitore e comunicato all’altro a cose fatte.
La giustificazione era sempre la stessa: “Lo faccio per il bene dei figli”.
Nel diritto di famiglia, però, il bene dei figli non coincide con l’esclusione dell’altro genitore. L’affidamento condiviso richiede confronto, anche quando è scomodo.
Nel caso concreto il problema non era la singola scelta, ma il metodo. Una gestione unilaterale che nel tempo aveva svuotato il ruolo dell’altro genitore.
Abbiamo ricostruito le decisioni, documentato il comportamento e chiesto un intervento.
Il Tribunale ha richiamato entrambe le parti a un principio semplice: i figli non sono il terreno su cui si esercita il controllo.
Nelle pratiche a Trieste, molti conflitti nascono così. Non da grandi scontri, ma da una progressiva esclusione.
E quando uno dei genitori smette di essere coinvolto,
la genitorialità condivisa diventa solo una formula.
Immobiliare | Il venditore che resta e l’acquirente che non può entrare
Il contratto era perfetto. Il prezzo pagato, il rogito concluso, le chiavi consegnate. Ma l'immobile non veniva liberato. Il venditore continuava a restare, rinviando la consegna. Per l'acquirente, la situazione è diventata rapidamente insostenibile. Nel diritto...
