Quando il padre ha iniziato a perdere lucidità, i figli erano d’accordo su tutto.
Poi è arrivato il momento di nominare l’amministratore di sostegno, e l’accordo è finito.
Ognuno pensava di essere la persona più adatta.
Ognuno diffidava dell’altro.
In queste situazioni il giudice tutelare non deve scegliere il più forte, ma la persona più idonea a tutelare l’interesse dell’amministrato.
A volte viene nominato uno dei familiari, altre volte un professionista esterno, soprattutto quando il conflitto è troppo alto.
Nel caso concreto il contrasto tra i fratelli era tale che il giudice ha ritenuto opportuno nominare un amministratore terzo, per evitare che la gestione diventasse motivo di ulteriori tensioni.
L’Amministrazione di sostegno non serve solo quando manca la capacità.
Serve anche quando manca l’accordo, e qualcuno deve garantire equilibrio.
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