Tre fratelli, un appartamento a Trieste, nessun accordo.
Due volevano vendere, uno no.
La situazione era ferma da anni.
La casa restava vuota, le spese continuavano, e ogni tentativo di accordo finiva con una discussione.
Molti pensano che basti essere proprietari di una quota per decidere da soli cosa fare.
In realtà, quando un immobile appartiene a più eredi, nessuno può imporre la propria volontà agli altri. Serve l’accordo di tutti, oppure l’intervento del giudice.
Il diritto prevede la possibilità di chiedere la divisione giudiziale dell’eredità.
Se il bene non è divisibile, può essere assegnato a uno degli eredi con conguaglio, oppure venduto e il ricavato diviso.
Nel caso concreto il problema era anche pratico, perché l’immobile si trovava in zona tavolare e la situazione tavolare non era stata aggiornata dopo la successione.
Prima di avviare la causa è stato necessario sistemare la posizione nei registri immobiliari, altrimenti qualsiasi decisione sarebbe rimasta solo teorica.
Le comunioni ereditarie possono durare anni, ma raramente restano tranquille.
Quando manca un accordo, il tempo non risolve il problema: lo rende solo più complicato.
Immobiliare | Il venditore che resta e l’acquirente che non può entrare
Il contratto era perfetto. Il prezzo pagato, il rogito concluso, le chiavi consegnate. Ma l'immobile non veniva liberato. Il venditore continuava a restare, rinviando la consegna. Per l'acquirente, la situazione è diventata rapidamente insostenibile. Nel diritto...
