Erano usciti dallo studio notarile sollevati.
Dopo mesi di tensioni avevano firmato la divisione ereditaria: a ciascuno la sua parte, tutto definito. O almeno così sembrava.
Il problema è emerso un anno dopo, quando uno dei fratelli ha scoperto l’esistenza di un conto titoli mai dichiarato. Non una svista marginale, ma una somma capace di cambiare l’equilibrio dell’intera divisione.
Quando è venuto da me, la prima frase è stata: “Ma abbiamo firmato, ormai è troppo tardi”.
Non sempre è così.
Una divisione ereditaria presuppone che tutti i condividenti abbiano piena conoscenza dei beni da dividere. Se manca questa base – per errore, reticenza o vera e propria omissione – l’accordo può diventare fragile.
In questi casi il lavoro non è solo capire se l’atto sia impugnabile, ma come farlo senza riaccendere un conflitto ormai sopito. Ogni azione giudiziaria in materia ereditaria ha un prezzo relazionale altissimo.
Abbiamo ricostruito i movimenti, verificato l’epoca di apertura del conto e il grado di conoscibilità per gli altri eredi. Da lì è nata una trattativa che ha portato a una redistribuzione, evitando una causa che avrebbe probabilmente distrutto i rapporti familiari residui.
Le divisioni fatte in fretta danno un sollievo immediato, ma spesso lasciano scorie.
In materia successoria la vera chiusura non è una firma, ma la consapevolezza di aver guardato tutto, anche ciò che era scomodo o nascosto.
