La decisione di cambiare città non era stata presa alla leggera.
Un’offerta di lavoro migliore, una nuova stabilità economica, la possibilità di ricominciare. Ma i figli restavano lì, con l’altro genitore.
Quando è entrato in studio, il padre era convinto che bastasse organizzarsi con i weekend e le ferie. Non aveva considerato che, in presenza di figli minori, il diritto di spostarsi incontra il diritto dei figli alla continuità affettiva.
Il trasferimento di un genitore non è vietato, ma non è nemmeno neutro. Cambia distanze, tempi, costi e, soprattutto, l’equilibrio stabilito dopo la separazione.
Il Tribunale ha valutato tutto: chilometri, orari di lavoro, età dei figli, qualità della relazione con entrambi i genitori. Non ha impedito il trasferimento, ma ha rivisto completamente il calendario di visita e la ripartizione delle spese.
Non è stata una punizione per chi se ne andava, né un premio per chi restava.
È stata una riorganizzazione della genitorialità attorno a un fatto nuovo.
Ogni separazione continua a vivere nel tempo.
E ogni scelta importante di un genitore, anche legittima, deve fare i conti con una domanda semplice: che effetto avrà sui figli?
