Il figlio era convinto che la parte difficile fosse alle spalle.
Il padre era morto in Austria, la successione era stata definita davanti all’autorità locale, e lui era rientrato in Italia con un fascicolo ordinato e una certezza: “È tutto sistemato”.
Il problema è sorto mesi dopo, quando ha provato a vendere l’immobile ereditato in Alto Adige. Al tavolare risultava ancora intestato al padre.
In questi casi la sorpresa è sempre la stessa: una successione validamente conclusa all’estero non produce automaticamente effetti nei registri immobiliari italiani, soprattutto nei territori a sistema tavolare. Serve un passaggio ulteriore, tecnico e formale, che molti ignorano.
Il diritto successorio europeo ha semplificato molto le cose, ma non ha cancellato le specificità locali. L’intavolazione richiede documenti precisi, traduzioni asseverate, verifiche sulla legge applicabile e sulla qualità di erede. Un errore formale può bloccare tutto per mesi.
Quando ho preso in mano il caso, il cliente era esasperato: non capiva perché una successione “già chiusa” continuasse a creare problemi. Gli ho spiegato che il diritto, soprattutto quando attraversa i confini, non funziona per automatismi. Ogni passaggio deve parlare la lingua del sistema che lo riceve.
Una volta completata correttamente l’intavolazione, l’eredità è diventata finalmente spendibile anche nella realtà, non solo sulla carta.
Le successioni internazionali insegnano una lezione semplice: non basta essere eredi, bisogna anche riuscire a dimostrarlo nel posto giusto. Altrimenti il patrimonio resta sospeso, come se appartenesse ancora a qualcuno che non c’è più.
